Con questo governo sempre più amato dagli italiani (a reti unificate ci dicono che siamo al 60%) io direi che un pizzico di merito va pure al nostro Uolter e non solo al solito Silvio piglia-tutto.

Dai Uolter, you can! Se continui così direi che per natale arriviamo al 90%….intanto godiamoci questo autunno caldo, che con quello che costerà riscaldarci quest’inverno è già un bell’affare!

P.S: i soliti ragazzacci dispettosi 🙂

Di seguito i pochi, semplici passi per “aggregare” le schede ethernet secondo il meccanismo di bonding (teaming per windows), ovvero gestire una o più schede ethernet fisiche tramite un unico device logico, come ad esempio /dev/bond0.

Per prima cosa ….. un server pinguino, nel mio caso si tratta di Ubuntu 8.04 🙂

Quello che serve è istallare un package e un pò di righe di configurazione, vediamo come:

1) istalliamo l’utility ifenslave, necessaria per il bonding e l’unbonding (permettetemi il newlogismo) delle schede ethernet:

apt-get install ifenslave-2.6

2) creare il file /etc/modprobe.d/bond contenente, per ogni interfaccia bond da creare, le riga:

alias bondx bonding

options bondx mode=0 miimon=100

dove x=0,1,2,3… a seconda dell’interfaccia bond. Per il significato dei valori mode, miimon e degli eventuali altri consultate questo link.

3) Configuriamo i parametri di rete modificando il file /etc/netwok/interfaces.

Attenzione: Per prima cosa DOBBIAMO ELIMINARE qualsiasi configurazione delle schede ethernet poichè queste fanno parte dei nuovi device bond.

configuriamo un device bond (es. bond0) che “ragruppa” due schede ethernet (es. eth0 e eth1), inserendo le seguenti righe ( i valori sono casuali, metteteci i vostri):

auto bond0

iface bond0 inet static

address 192.168.1.2

netmask 255.255.255.0

network 192.168.1.0

broadcast 192.168.1.255

gateway 10.184.250.1

post-up ifenslave bond0 eth0 eth1

pre-down ifenslave -d bond0 eth0 eth1

ottimo! Diamo un bel /etc/init.d/networking restart.

Da piccolo amavo la settimana enigmistica, un vero bignami ultrapopolare che mi faceva sognare con le sue rubriche tipo “Forse non tutti sanno che” oppure “chi ci ricorda”. I sui giochi poi, dalla Susi ai rebus, erano una vera palestra della mente.

Ma era soprattutto il “chi ci ricorda” che mi faceva fantasticare ad occhi aperti, arrovellandomi sempre sulla differenza tra colui che è passato alla storia come un Grande, un Eroe, un Esempio, e chi, come molti di noi, sono delle meteoriche comparse se non addirittura dei pezzi di m…, vabbè.

Come zio Paperone che sogna di essere sulla lista dei buoni di Babbo Natale, ho vaneggiato anch’io di scrivere un “chi ci ricorda”, ma poi sia per ignoranza che per poca tenacia, non ho mai perseguito il mio sogno.

Oggi però, dopo aver superato ormai gli otto lustri d’età posso togliermi finalmente lo sfizio, riportando la citazione di un nostro quotidiano nazionale.

Sono sicuro che pochi indovineranno, anche perchè m’è sembrato che la citazione sia stata anch’essa una flebile meteora nella nostra italietta di sempre.

Vabbè io cito, al vincitore un caffè pagato.

«Voglio che sia chiaro – ha detto – che sono fiero di essere cittadino di uno stato in cui un primo ministro può essere investigato come un semplice cittadino». «Proverò – ha continuato – la mia innocenza e le mie mani pulite»

Non so, da noi queste cose non si dicono più, di conseguenza io non mi sento molto fiero di essere cittadino del mio stato…..certo che emigrare in Israele la vedo dura. (ops, vi ho dato l’aiutino!)

Il nostro primo ministro dice di far politiche di sinistra (es. la norma anti-precari, l’immunità alle quattro cariche dello stato, la legge sulle intercettazioni, etc) e la Confindustria ancora più eversivamente lo applaude.

Che siano arrivati uno nuovo tipo di comunisti, davvero vicini alle necessità dei più deboli? Beh, e allora dimentichiamo l’antiquata bandiera rossa, è ora di intonare felici “bandiera azzurra”!

dopo i fatti di piazza Navona la famiglia Guzzanti si ritrova nell’occhio del ciclone: fortuna per loro che c’è almeno il papà che col suo blog riesce a far sentire (solo) la sua voce … eh si perchè i due fratelloni saranno pure bravi come comici ma in quanto a blogger il caro vecchio paparino se li mangia e se li beve, visto che dei tre l’unico blog funzionante è il suo.

Si dice che hacker cattivacci abbiano messo fuori uso il blog di Sabina, contemporaneamente quello di Corrado restituisce una tristissima paginetta con scritto “blog chiuso”, della serie “Corra’….tu sei fratello della figlia di Guzzanti, parlamentare del PDL, uomo avvisato….”

quante volte è capitato di voler copiare/clonare una macchina virtuale vmware per implementare ad esempio un cluster a più nodi, o più semplicemente per non dover fare daccapo l’istallazione?

A me è capitato con Ubuntu 8.04 e così mi sono messo a cercare e provare una procedura semplice da eseguire.

A meno che non si possegga vmware server esx, la procedura consiste in alcuni (semplici) passi, vediamo come:

1) istalliamo una virtual machine che poi “cloneremo”, aggiungendo tutti i package di base e la configurazione di rete;

2) effettuiamo la procedura di clonazione;

3) agiungiamo la virtual machine clonata al server vmware;

4) boostrappiamo il clone ottenuto effettuando le necessarie modifiche alla sua configurazione (hostname e networking);

Dato per scontato il punto 1), eseguiamo la procedura del punto 2) secondo quanto scritto in questo link e aggiungiamo la nuova virtual machine al server vmware (punto 3).

Passiamo ora alla riconfigurazione della nuova virtual machine. Poichè questa ha le impostazioni clonate rispetto a quella di partenza, dobbiamo modificarle per non avere conflitti nell’esecuzione contemporanea delle due virtual machine.

Come suddetto, si tratta di riconfigurare almeno l’hostname della macchina e la configurazione di rete, vediamo come:

a) modifichiamo il file /etc/hostname con il nome della nuova virtual machine;

b) modifichiamo il file /etc/hosts con il nuovo IP e hostname;

c) modifichiamo il file /etc/network/interfaces con gli indirizzi IP e le configurazioni di network delle schede di rete;

d) apriamo il file /etc/udev/rules.d/70-persistent-net.rules che contiene i parametri delle schede ethernet, il mio ad esempio è

SUBSYSTEM==”net”, ACTION==”add”, DRIVERS==”?*”, ATTR{address}==”00:0c:29:33:95:cf”, ATTR{type}==”1″, KERNEL==”eth*”, NAME=”eth0″

e modifichiamo il MAC address con quello che ci assegna il vmware server. La modifica va effettuata per tutte le schede di rete che vogliamo utilizzare.

Reboot!

Chi dice che il buonismo a volte non serve sbaglia perchè non considera i “side-effects”, ovvero gli effetti collaterali che si producono quando si cerca di far del bene o più semplicemente di non far del male.

E’ questo il caso ad esempio della roboante polemica attorno alla parola magnaccia, usata in questi giorni dai nostri politici per esprimere occulte attività lavorative altrui o più prosaicamente per apostrofare l’avversario.

Antonio di Bella, direttore del Tg3, ci regala una chicca coniando un simpatico nuovo vezzeggiativo, protettore di veline, (chi non vorrebbe esserlo) che dire…grazie per il contributo all’arricchimento del nostro vocabolario!

P.S: da notare che nell’articolo la velina è con la V maiuscola….forse per differenziarsi dalla lucciola e dal suo innominabile magnaccia?